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Parlare un linguaggio che non escluda la complessità ma sia in grado di dipanarla e chiarirla.
Una comunità mette insieme, intreccia legami che si rinsaldano vicendevolmente e riescono a coesistere. Chi ne fa parte sa di non essere solo, sa di relazionarsi a una realtà viva con cui stabilire un rapporto ecologico. Che si tratti dell’acqua, di una piazza, del patrimonio culturale o dell’università stessa, una comunità si basa sull’individuazione di beni comuni, materiali e immateriali. Della loro sopravvivenza ne va di tutti, anche di chi cade nell’illusione di non usufruirne.
La selezione stabilisce, con un irriducibile gesto d’arbitrio, gli elementi minimi della storia, mentre il montaggio (e qui riconosciamo la lunga fedeltà eisensteiniana) “produce” il senso e la compiutezza del racconto, trasvalutando i singoli minimi elementi nel sistema.
La dimostrazione del fatto che far percepire a un ventenne uno stipendio è un’imprudenza di proporzioni colossali e che la disoccupazione giovanile non è altro che un efficace sistema per preservare la razza umana dall’estinzione, come dimostra anche l’incremento dell’aspettativa di vita registrato negli ultimi vent’anni, che va di pari passo con l’incremento della disoccupazione giovanile.
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Funzionava così: sequestravo un amico che del rap non gliene fregava nulla e lo portavo con me a prendere il treno per Bologna per andare a sentire il rap.
La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza.
La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.